Come ottenere l’amadou dal fungo Fomes fomentarius (e accendere il fuoco come Ötzi)

Dal cuore del Fomes fomentarius, un fungo parassita e saprofita, si può ottenere un materiale naturale usato già migliaia di anni fa per accendere il fuoco (e non solo).

Nel 1991, tra i ghiacci delle Alpi, al confine tra Italia e Austria, fu ritrovato il cadavere di un uomo di circa quarantacinque anni, vittima di omicidio. L’arma del delitto, una punta di freccia, fu rinvenuta nella spalla, ma gli inquirenti non sono mai riusciti a identificare un responsabile o ad accertare il movente dell’omicidio.

Forse perché parliamo di fatti avvenuti 5000 anni fa, durante il Calcolitico o età del rame, una fase di transizione tra Neolitico ed età del bronzo.

Quest’uomo senza nome, ritrovato per caso da due escursionisti tedeschi, è stato rinominato Ötzi, dal nome della valle (la valle dell’Ötzal) in cui è avvenuto il ritrovamento. Altri lo chiamano la mummia del Similaun.

È stato un ritrovamento importante per diversi motivi:

  1. innanzitutto perché la mummia, congelata nel ghiaccio per migliaia di anni, è conservata molto bene, cosa che ha permesso di svolgere una serie di studi anche sul dna, sulla dieta e sulle malattie di queste popolazioni antiche.
  2. Insieme alla mummia sono stati ritrovati numerosi oggetti di interesse arecheologico, tra cui un’ascia di rame, arco e frecce, vestiti in pelle e strumenti per accendere il fuoco, tra cui l’amadou, un materiale naturale ricavato dal cosiddetto fungo-esca, Fomes fomentarius.
Esemplari di Fomes fomentarius sul tronco di un faggio, Val Grande.

Per chi si interessa di archeologia sperimentale, e in particolare di metodi antichi di accensione del fuoco, il termine amadou è sicuramente familiare.

Oltre a essere impiegato nell’accensione del fuoco, come esca su cui indirizzare la scintilla prodotta dall’acciarino o dalla percussione di due pietre (generalmente una selce e una pirite), l’amadou, a partire dal Medioevo, è stato usato per produrre una specie di biopelle con cui realizzare borse, cappelli e altri oggetti artigianali, una tradizione che sopravvive ancora oggi in alcuni villaggi montani dell’area alpina e balcanica.

Se immersa in acqua e cenere, battuta e lavorata a mano, la fibra interna del fungo acquisisce una consistenza simile a quella della pelle scamosciata, elastica e resistente.

In passato, per via della sua elevata assorbenza e struttura comprimibile, è stato usato anche come tampone emostatico durante le operazioni chirurgiche.

Dove si trova il Fomes fomentarius?

Questo fungo parassita e saprofita cresce soprattutto sul tronco di faggi e betulle. È diffuso sia sulle Alpi che, in misura minore, sugli Appennini.

Quale parte del fungo si utilizza?

Innanzitutto bisogna sapere quale parte del fungo utilizzare.

Il corpo fruttifero del Fomes fomentarius è composto da tre parti:

  1. Lo strato esterno, bianco-grigiastro e dalla consistenza quasi legnosa.
  2. Lo strato fertile, situato nella parte inferiore del corpo fruttifero, dove si trovano i tubuli e i pori da cui vengono rilasciate le spore.
  3. Il cuore fibroso, ovvero la massa centrale e spugnosa.

Quest’ultima è la parte che dovremo separare e lavorare per ottenere l’amadou. Le altre due – lo strato esterno e quello fertile – le dobbiamo invece scartare.

Come si ottiene l’amadou dal Fomes fomentarius?

La procedura è abbastanza semplice, anche se online, tra blog, video e articoli scientifici, si trovano procedimenti anche molto diversi tra loro: con e senza immersione in liscivia, con immersione di poche ore o di diversi giorni, a caldo e a freddo, eccetera.

Io, seguendo principalmente ciò che ho trovato su alcuni articoli scientifici e di archeologia sperimentale, sono riuscito a ottenere un amadou molto infiammabile, che cattura facilmente le scintille a bassa temperatura prodotte da un acciarino tradizionale, quindi il procedimento che illustro in questo articolo funziona sicuramente (il che non vuol dire che gli altri non funzionino, anzi).

Vediamolo passo per passo.

1. Una volta prelevato il fungo dall’albero su cui cresceva, bisogna separare la massa spugnosa interna dalle altre due, la “crosta” e i tubuli fertili. Questo si può fare abbastanza facilmente con un coltello, meglio se di quelli a lama fissa e full tang, visto che il materiale da tagliare può essere abbastanza coriaceo e resistente.

2. Questa massa spugnosa è ciò che verrà trasformato in amadou. Tagliala in pezzi dello spessore di circa 5-10 millimetri, come in foto, e mettili da parte.

La massa fibrosa interna, tagliata in pezzi.

3. Il fungo, per poter essere lavorato adeguatamente, deve essere prima immerso in liscivia, una soluzione alcalina ricavata da cenere di legna e acqua.

Come si ottiene la liscivia? È molto facile. Basta mischiare della cenere di legna – possibilmente di legna dura come quella della betulla, della quercia, del frassino o del faggio – con dell’acqua. La cenere dovrebbe essere filtrata, quindi se la ricavi ad esempio dal cassetto di una stufa devi prima setacciarla con un colino, rimuovendo pezzi e pezzettini di carbone.

Il rapporto tra cenere e acqua dovrebbe essere di 1:8 (alcune fonti dicono 1:5, altre 1:10, io ho usato una proporzione di 1:8 e il risultato è stato ottimo). Quindi, se hai 50g di cenere filtrata, li immergerai in 400g di acqua.

Una volta che hai unito cenere e acqua in un pentolino, porta la miscela a ebollizione, dopodiché lascia sobbollire per un’ora.

Trascorso questo tempo, filtra usando un canovaccio.

Il liquido che hai ottenuto è liscivia.

Il liquido che si ottiene dopo aver filtrato la miscela di acqua e cenere con un canovaccio, ovvero la liscivia. Qui si immergeranno i pezzi di Fomes fomentarius.

4. Immergi subito i pezzi di Fomes fomentarius nella liscivia e lasciali in ammollo per almeno un’ora: io li ho tenuti esattamente due ore. Alcune fonti consigliano di lasciarceli per 12-24 ore.

5. Toglili dalla liscivia e sciacquali abbondamentemente sotto l’acqua corrente.

6. Usando come base un ceppo o un tagliere abbastanza spesso, batti i pezzi di Fomes fomentarius usando un martello (molti consigliano un martello di legno, io ne ho usato uno normale, di ferro, e ha funzionato benissimo lo stesso). Man mano che li batti, noterai che le fibre diventano sempre meno compatte, sempre più allungate ed elastiche. Oltre a batterlo col martello, puoi stendere il fungo con le mani.

Continua a batterlo e a lavorarlo finché non sara diventato sottile uno o due millimetri. Noterai inoltre che la consistenza, prima spugnosa e dura, sarà diventata più feltrosa e malleabile.

Prima della battitura, appena tolti dalla liscivia e sciacquati, i pezzi di Fomes fomentarius si presentano come a destra, molto scuri e compatti. Una volta che inizi a batterli, come si vede a sinistra del martello, diventano molto più chiari, feltrosi e piatti.
Una volta battuti e fatti seccare, si presentano così. Prima di usarlo, la parte su cui indirizzerai le scintille dell’acciarino deve essere leggermente grattata/raschiata con il dorso di un coltello per esporre fibre più sottili.

7. A questo punto, lasciali asciugare per qualche ora. In realtà, già durante la battitura, molta dell’acqua (o, meglio, della liscivia) sarà uscita dal fungo, infatti io ho provato a usarne un pezzo dopo averlo lasciato al sole solo un quarto d’ora ed era già molto infiammabile, ha catturato senza problemi la scintilla dell’acciarino e si è trasformato in una brace fumante e incandescente.

Amadou che si trasforma in brace.

Come usare l’amadou per accendere il fuoco?

Ora che hai ottenuto l’amadou, come fare ad accendere un fuoco?

L’amadou, a differenza di altri materiali naturali usati per accendere il fuoco, come ad esempio la corteccia di betulla o la polvere di fatwood, non ti darà subito una fiamma. Devi fare un passaggio in più. L’amadou, infatti, ti darà una brace – una brace duratura e stabile – che dovrai inserire in un nido di materiale vegetale molto secco e infiammabile (felci, erba, corteccia interna, etc).

Dunque, stendi il pezzo di amadou su una superficie piana, gratta leggermente la superficie con il dorso di un coltello in modo da esporre fibre più sottili, e indirizzaci sopra le scintille prodotte dalla percussione dell’acciarino con la pietra focaia (o, se usi due pietre, dalla percussione delle due pietre). Appena una scintilla cadrà sull’amadou, vedrai un puntino rosso che comincia pian piano ad allargarsi. Soffiaci delicatamente sopra, permettendogli di espandarsi in una brace viva e fumante. Ora inserisci questa brace nel nido di materiale vegetale e soffiaci dentro, tenendolo più in alto della tua bocca. In questo modo il materiale vegetale, che dovrà essere molto secco, fine e infiammabile, divamperà in una fiamma che diventerà l’inizio del tuo fuoco.

Vuoi imparare dal vivo a lavorare l’amadou e a usarlo per l’accensione del fuoco? Ti aspetto in Val Grande, Piemonte!

Durante le mie escursioni insegno, tra le varie cose, a usare l’acciarino tradizionale (ma anche quello moderno) e ad accendere il fuoco usando esche naturali come l’amadou, la corteccia di betulla, la polvere di fatwood e gli steli dell’ortica.

Trovi qui il calendario delle escursioni.

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