Come preparare una salve di piantaggine

Una preparazione erboristica a base di foglie di piantaggine, olio d’oliva e cera d’api, per trattare ferite, punture e scottature.

La piantaggine (Plantago major e Plantago lanceolata) è una delle piante medicinali e commestibili più diffuse in assoluto, soprattutto lungo i sentieri e nei prati: è una di quelle piante che prosperano negli habitat modificati dall’attività umana, tant’è che non la troverai quasi mai in luoghi selvaggi e inaccessibili, mentre è onnipresente tra le vie dei borghi di montagna, nei viali di campagna, nelle zone ruderali o intorno agli orti.

In questo articolo trovi la ricetta di un pesto di piantaggine (e alliaria).

Qui, invece, voglio insegnarti una preparazione erboristica abbastanza semplice, che sfrutta le proprietà lenitive e vulnerarie della piantaggine, e che può diventare un membro permanente della tua farmacia erboristica, sia da tenere a casa che da portare con te in escursione.

È una delle preparazioni che insegno più spesso durante i laboratori in Val Grande.

Salve di piantaggine

Che cos’e una salve?

È un unguento medicamentoso composto da un oleolito, quindi un olio in cui è stata macerata una pianta medicinale, e della cera d’api: il risultato è una crema abbastanza densa che si può applicare sulla pelle per trattare una serie di condizioni.

La salve di piantaggine, avendo proprietà anti-infiammatorie, lenitive, emollienti, antisettiche e vulnerarie, si usa per favorire la cicatrizzazione di graffi e ferite, per dare sollievo a punture di insetto e, in generale, lenire infiammazioni, irritazioni e scottature. Si usa anche per favorire la fuoriuscita di schegge e spine dalla pelle.

Non va usata, invece, su ferite fresche, poiché l’olio contenuto nella salve potrebbe intrappolare umidità e batteri, aumentando il rischio di infezione.

Una volta preparata, la si può mettere in una scatolina di metallo e portarla con sé quando si va in escursione.

Come si prepara?

Si inizia preparando un OLEOLITO, ovvero un olio in cui è stata macerata la pianta di cui vogliamo sfruttare le proprietà medicinali. Dopo un adeguato tempo di macerazione, quest’olio avrà assorbito i principi attivi della pianta che ci interessava estrarre, diventando così un olio medicinale che in sé racchiude le proprietà curative sia della pianta che dell’olio stesso.

L’oleolito di piantaggine si prepara in questo modo.

Prima di tutto, dopo aver raccolto le foglie di piantaggine nel loro periodo balsamico, quindi prima della fioritura, quando sono ancora abbastanza tenere e fresche, le si mette ad essiccare.

Alcuni autori dicono che l’oleolito si può preparare anche con la pianta fresca, altri consigliano di essiccarla prima per evitare che l’acqua contenuta nella pianta dia vita a muffe e fermentazioni: io ho scelto, per stare sicuro, di essiccarla preventivamente (fanno eccezione i fiori di iperico e verbasco che si macerano nell’olio quando sono ancora freschi, appena raccolti).

Per essiccare le piante uso sempre un essiccatore elettrico: non ho lo spazio, in casa, per essiccarle col metodo tradizionale. Le dispongo sulle griglie dell’essiccatore, imposto la temperatura a 35/40 gradi (mai di più) e le faccio andare finché le foglie non sono completamente secche: devono spezzarsi appena provi a piegarle. Di solito, nella mia esperienza, ci vogliono almeno 12 ore.

Essiccazione delle foglie di Plantago major con essiccatore elettrico.

Una volta secche, le foglie vanno sminuzzate per aumentare la superficie di scambio tra il solvente (l’olio, in questo caso) e la pianta. In alcuni manuali consigliano di ridurla in polvere, cosa che si può fare ad esempio con un macinacaffè elettrico, ma questo renderebbe difficile filtrarla in seguito: meglio triturarla finemente, senza ridurla proprio in polvere. Se la pianta è veramente secca, quest’operazione si può fare senza utensili, sbriciolandola con le mani.

Le foglie secche e sminuzzate vanno poi inserite in un barattolo di vetro che useremo per la macerazione.

A questo punto dobbiamo aggiungere l’olio. Nel mio caso ho utilizzato l’olio d’oliva: è molto stabile, nutritivo per la pelle e irrancidisce lentamente. Un’alternativa può essere l’olio di semi di girasole.

Per quanto riguarda le proporzioni tra droga (foglie di piantaggine) e solvente (olio d’oliva), anche qui non tutti i manuali e gli autori sono d’accordo: io ho usato un rapporto di 1:10. L’importante, comunque, è che all’interno del barattolo la parte vegetale sia completamente coperta dall’olio.

Nel mio caso avevo 5g di foglie di piantaggine essiccate, dunque le ho messe a macerare in 50g di olio d’oliva.

A questo punto la procedura può seguire strade differenti.

1. Macerazione a freddo (che è quello che ho fatto io). Si chiude il barattolo e lo si mette da parte, in un luogo buio e tiepido, per almeno due settimane. Ogni giorno lo si agita almeno una volta. Infine, passato il periodo di macerazione, si filtra l’olio (le foglie si buttano) in un contenitore di vetro ambrato, lo si etichetta e lo si mette da parte. Alcuni autori consigliano un’infusione solare, per cui il barattolo viene messo in un luogo dove i raggi del sole lo colpiscono durante il giorno, scaldandolo dolcemente, ma comunque coperto da un panno o da qualcosa che non faccia entrare la luce (che altrimenti degraderebbe i principi attivi della pianta).

2. Estrazione a caldo. Il barattolo contenente l’olio e la droga (nel nostro caso, le foglie essiccate e sminuzzate di piantaggine) viene scaldato a bagnomaria per 3/4 ore, facendo attenzione a non portare mai la temperatura dell’olio al di sopra dei 40 gradi celsius: si rischia altrimenti di degradare i principi attivi della pianta. Passate queste 3/4 ore, ci sono due alternative: filtrare subito l’olio in un contenitore di vetro ambrato, oppure, se si vuole un olio più forte ed efficace, lo si lascia a macerare a freddo, sempre in un luogo tiepido e buio, per sette giorni, e solo allora lo si filtra.

L’oleolito di piantaggine così ottenuto è gia di per sé medicinale. Trasformarlo in salve, con l’aggiunta della cera d’api, ci permette di trasportarlo e applicarlo più facilmente, inoltre la cera d’api ha proprietà medicinali che rendono la preparazione ulteriormente efficace: aiuta a proteggere la ferita, è emolliente, lenitiva e leggermente anti-batterica.

Oleolito di Plantago major pronto per essere filtrato dopo tre settimane di macerazione.

DALL’OLEOLITO ALLA SALVE

Come si fa a trasformare l’oleolito in una salve?

La procedura è abbastanza semplice.

Anche qui, per evitare di scaldare troppo l’olio, si usa il bagnomaria.

Dunque si fa bollire l’acqua nel recipiente più grande. Una volta che ha raggiunto la temperatura di ebollizione, si mette il recipiente più piccolo nell’acqua. In quest’ultimo si mette a sciogliere la cera d’api: consiglio di usare la cera venduta già in scaglie o in palline, più facile da lavorare di quella venduta in blocchi.

Per fare il bagnomaria, solitamente, uso questo set: uno scaldateiera con delle candeline e due vaschette di alluminio, una delle quali si incastra perfettamente nell’altra. Verso l’acqua bollente in quella più grande e la cera d’api in quella più piccola. Le candeline servono a mantenere la temperatura. In questo modo si controlla il calore meglio che con il fornello a gas e le pentole. Inoltre, una volta finito, non bisogna pulire i residui di cera dalla vaschetta più piccola, che può essere buttata (quella più grande, in cui è stata versata l’acqua bollente, si può invece riutilizzare varie volte).
Cera d’api.
Qui la cera d’api (nella vaschetta d’alluminio) è completamente sciolta e sto aggiungendo l’oleolito di piantaggine preventivamente riscaldato.

La proporzione tra oleolito di piantaggine e cera d’api dovrebbe essere di 6:1 o 8:1.

Nel mio caso avevo circa 50g di oleolito, quindi ho utilizzato circa 8g di cera d’api.

Quando la cera d’api, scaldata a bagnomaria, si è completamente sciolta, diventando liquida, si può aggiungere l’oleolito: sarebbe opportuno riscaldare l’oleolito preventivamente a una temperatura non superiore ai 40 gradi.

A questo punto si mescola per evitare che le due sostanze si separino, aspettando che la miscela si raffreddi: ci vorranno diversi minuti. Quando la miscela di oleolito e cera d’api comincia a diventare traslucida e solidificare, la si può versare nelle scatoline di metallo, dove finirà di raffreddare e solidificare in frigorifero.

Prima di metterla in frigorifero, però, si può aggiungere qualche goccia di olio essenziale, per potenziare l’effetto della salve. Io ho aggiunto dell’olio essenziale di lavanda, che ha anch’esso proprietà cicatrizzanti e antibatteriche, oltre che calmanti. L’olio essenziale va aggiunto in piccolissime quantità, circa lo 0,5-1% del peso totale della salve.

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