Piante emostatiche da primo soccorso diffuse in Italia

Tre piante con proprietà emostatiche e cicatrizzanti, molto diffuse in Italia e facili da riconoscere, ottime per fermare un’emorragia durante un’escursione.

Una cosa che faccio sempre, quando ho la fortuna di passare del tempo in una foresta asiatica, sull’Himalaya o nella giungla, è ingaggiare qualcuno del posto, di solito un pastore o un anziano del villaggio, per farmi accompagnare a scoprire un po’ di piante commestibili e medicinali.

Nei villaggi di India e Nepal, come era un tempo anche da noi, tutte le persone sopra una certa età conoscono benissimo le piante che si possono mangiare e – ancora più importante, soprattutto in zone remote e difficilmente accessibili – quelle con cui ci si può curare.

Così, quelle che fino al giorno prima erano semplicemente erbe senza nome, diventano anche per me creature a cui rivolgersi in caso di bisogno.

Tra le piante medicinali, ho notato, spiccano sempre quelle emostatiche, usate per fermare le emorragie, una situazione abbastanza comune per chi lavora all’aperto con strumenti da taglio: roncole, accette, coltelli, eccetera.

Quando ho iniziato a studiare la flora medicinale italiana – o, comunque, europea – ho scoperto che anche da noi si trovano numerose piante che hanno proprietà emostatiche, alcune delle quali sono molto comuni e diffuse, tant’è che mi è capitato spesso di raccoglierle e utilizzarle mentre ero in escursione.

Se c’è della piantaggine in giro – e c’è quasi sempre – non sto neanche a tirar fuori i cerotti: ne mastico un po’ coi molari e la applico direttamente sulla ferita, avvolgendo il cataplasma in una foglia fresca di piantaggine.

In Italia ci sono tre piante molto diffuse – e facili da riconoscere – che si possono utilizzare per questo scopo, tutte con una lunga tradizione di utilizzo popolare. Queste sono quelle da cui partirei se fossi un principiante totale.

1. Achillea millefoglie (Achillea millefolium)

Achillea, non a caso, viene da Achille, l’eroe dell’Iliade, che imparò l’uso delle piante medicinali dal centauro Chirone. Alcune fonti dicono che usasse l’achillea per curare le ferite dei suoi guerrieri durante l’assedio di Troia, ma in realtà l’achillea, in quanto tale, non viene mai menzionata da Omero.

Si usano le parti aeree, quindi foglie e fiori, schiacciate o masticate e applicate direttamente sulla ferita: aiutano a fermare l’emorragia e a disinfettare.

Questa azione è dovuta a un insieme di composti, tra cui i tannini (astringenti, che hanno l’effetto di contrarre vasi e tessuti) e i flavonoidi (anti-infiammatori).

Ha anche proprietà anti-microbiche e coagulanti locali.

Oltre a poterla utilizzare fresca, appena raccolta, la si può essiccare (sempre foglie e fiori insieme) e macinare per ottenere una polvere emostatica da spargere al bisogno su piccoli tagli e ferite. Io la utilizzo principalmente così, anche perché non sempre avrò una pianta di achillea a disposizione, né sarà sempre il momento giusto del suo ciclo vitale per raccoglierla, né sarà sempre opportuno (se ce n’è solo un esemplare isolato, è meglio lasciarla lì dov’è).

Questa è una di quelle preparazioni erboristiche che insegno spesso durante i laboratori alla fine delle mie escursioni.

2. Piantaggine (Plantago major, Plantago lanceolata)

Pianta diffusissima, soprattutto lungo i sentieri, dunque perfetta come pianta da primo soccorso per gli escursionisti.

Questa è anche un’ottima pianta mangereccia, abbastanza sottovalutata, che si può usare per fare dei pesti, come aggiunta a risotti, zuppe, minestre, eccetera. Le foglie più giovani e tenere si possono consumare anche crude in insalata.

In caso di piccoli tagli e ferite superficiali, si usano le foglie fresche, masticate, ridotte in poltiglia e applicate direttamente sulla zona interessata (quello che in inglese si chiama spit poultice e in italiano cataplasma).

I composti responsabili del suo effetto sono i tannini, sempre per la loro azione astringente, le mucillagini, che leniscono e proteggono, e altri composti come aucubina e allantonina, che contribuiscono all’effetto anti-microbico e cicatrizzante.

Non è efficace quanto l’achillea: la piantaggine è più apprezzata per il suo effetto lenitivo e cicatrizzante. Quindi, se disponibile, meglio usare l’achillea per fermare il sanguinamento, e in seguito la piantaggine per proteggere, lenire e favorire la cicatrizzazione della ferita.

La piantaggine è ottima anche per dare sollievo ad abrasioni e punture di insetto.

Se ne può fare una salve – un’estrazione oleosa, unita a cera d’api – da applicare esternamente, questa si può utilizzare anche per estrarre spine e schegge dalla pelle. La salve di piantaggine non va bene su ferite fresche, ancora sanguinanti, perché l’olio contenuto intrappola l’umidità e lo sporco, aumentando il rischio di infezione; è utile invece su ferite già chiuse che però faticano a guarire del tutto.

La salve di piantaggine è un’altra preparazione che vediamo spesso nei laboratori al termine delle escursioni.

3. Borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris)

La borsa del pastore è un’altra pianta mangereccia molto diffusa, utilizzata fin dall’antichità per le sue proprietà medicinali (alcune fonti dicono da almeno 8000 anni), in particolare per il suo effetto emostatico, anti-emorragico, astringente e vasocostrittore.

Il nome comune è dovuto ai suoi frutti, delle piccole silique che ricordano la forma di una borsa.

Durante la Prima Guerra Mondiale, quando le scorte di farmaci scarseggiavano, la borsa del pastore veniva utilizzata persino negli ospedali da campo per curare le ferite dei soldati.

Per uso esterno si utilizza la parte aerea (foglie e steli): si pesta per creare una poltiglia da applicare sulla ferita. Non c’è bisogno di masticarla come si fa con la piantaggine, anche perché le foglie più mature, da crude, hanno un sapore e una consistenza non piacevoli.

I composti presenti nel suo fitocomplesso – l’insieme dei componenti chimici di una pianta – hanno anche un’azione emostatica interna, quindi viene utilizzata per rallentare o fermare emorragie interne, come emotisi (sangue emesso dalle vie respiratorie), metrorragia (vaginale) ed ematuria (nell’urina).

Si può utilizzare il decotto delle foglie per fermare le epistassi (sangue dal naso): si intingono dei tamponi nel decotto e li si infilano nelle narici.

Quindi, alla luce di questo, cosa c’è nel mio kit di primo soccorso erboristico da portare sul campo?

Una polvere emostatica preparata con le foglie e i fiori dell’Achillea millefolium essiccata, da usare per fermare il sanguinamento + una salve di piantaggine da usare in un secondo momento per lenire e favorirne la cicatrizzazione.

Se invece non ho dietro nessuna preparazione, dovrò “accontentarmi” di quello che trovo sul campo, per questo mi è capitato molto più spesso di usare la piantaggine, che nelle zone in cui faccio trekking è generalmente la più diffusa delle tre.

Altre piante emostatiche e/o cicatrizzanti che si trovano in Italia sono (lista incompleta):

  • Hypericum perforatum (iperico)
  • Alchemilla vulgaris (alchemilla comune)
  • Sambucus nigra (sambuco nero)
  • Centaurea montana (fiordaliso montano)
  • Sanguisorba minor (pimpinella)

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